Fondatore della Escuela Homeopatica Argentina - Buenos Aires - socio fondatore

Tomas Pablo Paschero è nato a Buenos Aires il 9 gennaio 1904 da padre italiano e da madre argentina e scomparso a Buenos Aires il 7 settembre 1986 . Rifiutandosi di lavorare nell’azienda, una macelleria, si iscrisse alla facoltà di Medicina  a Buenos Aires finanziandosi autonomamente gli studi.

Scoprì, come molti, per caso la Medicina Omeopatica. Lavorando come ginecologo vide un caso di eczema completamente risolto con la Medicina Omeopatica, e da lì iniziò ad interessarsene. Ha studiato negli USA con i dr. William Griggs, Eugene Underhill e la d.ssa Julia M. Green. In seguitò seguì a Chicago il dr. Grimmer, discepolo diretto di J.T. Kent, instaurando con lui un solido rapporto personale e professionale.

Fondò a Buenos Aires l’Escuela Homeopatica Argentina nel 1970, nel 1971 ebbe assieme a Antonio Negro, Proceso Sanchez Ortega ed Alma Rodriguez, l’idea di realizzare un centro per il confronto clinico e sperimentale sulla Medicina Omeopatica con lo scopo di unificare l’insegnamento della Medicina e della Medicina Omeopatica attraverso la ricerca sperimentale e clinica, e nel 1976 diventa confondatore della LUIMO.

È stato presidente della Liga Medicorum Homoeopatica Internationalis (L.M.H.I.) dal 1972 al 1975.

Christian Friedrich Hahnemann
“Imitatemi imitatemi bene” e ancora nel 9° paragrafo dell’Organon “… gli alti scopi dell’esistenza”.

Tomas Pablo Paschero
alla fine dei dieci giorni di lezioni alla LUIMO, a Napoli e Roma, non dimenticava mai di ricordare ai medici presenti e  anche a noi quattro – Negro, Ortega, Rodriguez e se stesso –  di domandarci: “Chi sono io?”.

L’umiltà del Maestro che sa che, per insegnare e praticare “la Divina Omeopatia” si deve conoscere se stessi… la rivoluzione in medicina, la trasformazione dell’uomo medico.
T.P. Paschero, il Maestro che “solo” non ha mai smesso di perseguire l’obiettivo. Incomprensioni, delusioni e tradimenti non lo hanno mai fermato.
Gli ultimi anni, dal 1972 al 1986, due volte l’anno per dieci giorni arrivava con la sua piccola valigia e la gioia che si rifletteva nei suoi occhi e il suo sorriso per “lavorare molto” con suo fratello, il Prof. Negro, il Dott. Ortega e Almina, la Dott.ssa Rodriguez; così si esprimeva – con bontà e determinazione.
Lui credeva  negli obiettivi della LUIMO. Era certo che sarebbe stata finalmente la svolta per La Medicina Omeopatica il confronto, per eliminare le differenze e creare la Libera Università del Futuro.
Il Dott. Paschero leggeva le sue lezioni, che aveva molto meditato attraverso la sua straordinaria esperienza …ma come le leggeva!  E insistentemente ripeteva: Avete capito?  Voleva trasmettere l’esperienza trasformata in Amore per penetrare nel medico che doveva nascere.
Queste ed altre sono le sue lezioni, le ripeteva … ma come le ripeteva!
Lui conosceva le difficoltà di trasformare un medico in un Omeopata Medico!
Paschero ci ha lasciato molto, ma tre sono i punti su cui ci ha trasmesso sapere ed esperienza: il rapporto con il paziente, l’attitudine del medico di fronte al malato, e soprattutto la conoscenza della psora profonda.
Molti hanno considerato in tempi andati Paschero come uno “psicologista”.  La realtà è che Paschero aveva studiato bene Hahnemann e l’aveva letto molto, soprattutto in relazione alle Malattie Croniche.  Il conflitto primario, la causa originaria di ogni malattia, è la reazione psorica profonda dell’individuo di fronte all’insulto interno ed esterno.
Paschero non aveva paura, andava al fondo, alla ricerca di quel momento che determina l’alterazione dello stato di salute.  E lo indagava, come Hahnemann indicava, sul piano del mentale perché “… in ognuna della malattie dell’organismo, chiamate fisiche, vi è sempre un’alterazione dello spirito e della mente” e ancora “lo stato d’animo costituisce uno dei sintomi più importanti…” (paragrafo 210 dell’Organon).
Paschero, in tempi in cui la Medicina Omeopatica è preda delle più disparate elaborazioni, ci riporta alla sostanza dell’oggetto della cura: l’uomo con la sua storia biopatografica e la totalità dei suoi sintomi.
Ma la comprensione della storia e l’individuazione dei sintomi dipende dall’attitudine del medico.  E Paschero ci dice ciò che  è essenziale “La cosa più importante, ciò che realmente ha valore nell’attitudine del medico è il senso dell’unità della vita. Se non ce l’ha, non può comprendere l’ammalato né fare niente per lui”.
Qui entra in gioco la nostra formazione scolastica, universitaria, le nostre sicurezze “scientifiche”, le nostre abitudini: come medici – e anche come medici omeopati – siamo stati formati a frammentare, anche inconsciamente, il paziente che è di fronte a noi, a prendere i sintomi come elementi separati.  Paschero ci insegna che è necessario individuare il nucleo fondamentale della sofferenza del paziente le serie di sintomi devono avere un senso compiuto, concreto per l’agire medico, e solo il medico potrà riconoscerlo, il medico che ha realizzato “il senso dell’unità della vita”, che il malato, persona umana, dirà attraverso il suo stato fisico, mentale, emozionale.
Eccoci quindi alla relazione del medico con il paziente, quella relazione empatica in cui il medico compartecipa alla sofferenza del malato perché solo così comprende cosa è necessario curare in lui.
Il ribadire continuamente la necessità di rapporto empatico con il paziente ha fatto considerare il Dott. Paschero “psicologo-psicanalista”. Benchè Paschero fosse un profondo conoscitore della psicologia del profondo, la sua attitudine è sempre stata, potremmo dire oggi, fenomenologica.  L’empatia è necessaria per far emergere in maniera chiara e vivida i sintomi del paziente.  C’è poca interpretazione od introspezione – quanto necessaria per verificare la coerenza dei sintomi.
La chiave dimostrativa della psora profonda e della evidenza miasmatica Hahnemann l’aveva riconosciuta nelle sperimentazioni successive e comprovata nella storia evolutiva di ogni paziente.
Pertanto, quando proposi la sperimentazione internazionale, il Dr. Paschero accettò la mia idea di definire clinicamente lo stato miasmatico di ogni sperimentatore.
Il rispetto e l’amore per la “Divina Omeopatia” che esisteva in questi eccezionali maestri, Ognuno  secondo la propria esperienza, mi permise di portare avanti il progetto con gli sperimentatori italiani.
Il Dr. T.P. Paschero era entusiasta, non si stancava mai di visitare i nostri studenti e di infondere in loro lo spirito, quell’empatia necessaria da dove doveva emergere lo stato miasmatico da definire.
Elaborai protocollo e cartella clinica in cinque lingue e partimmo per l’impresa … che ha certamente determinato il percorso evolutivo dell’insegnamento della nostra scuola.
Auto osservazione e sperimentazione sono strumenti pedagogici e didattici che permettono l’evoluzione di un insegnamento che dimostrerà come la Medicina Omeopatica è “l’altra faccia della medicina”, la medicina  della persona umana, come il Dr. Paschero amava dire, e correggere il mio affanno di ricercatrice “dell’individuo”.
Egli, Tommaso Paschero, dedica, nel 1972, ai medici del Centro di Medicina Omeopatica Napoletano “Tommaso Cigliano”, il suo pensiero.
«Nel considerare i sintomi mentali come la prima cosa che bisogna captare nello studio di ogni persona per capire  che cos’è che deve curarsi, ci riferiamo direttamente alla vera natura dell’essere umano che è sempre di indole puramente spirituale.
Non è possibile captare l’essenza dell’uomo partendo dall’auto coscienza, ma partendo dalla peculiarità delle sue relazioni con le cose e gli esseri.  L’importante, decisivo, fondamentale per la diagnosi del simillimum è che il medico capisca  la vita di relazione  dell’ammalato dalla sua nascita, con sua madre e con il mondo, per sapere con che tendenze congenite si è relazionato con le persone e formato il suo carattere, base essenziale di tutta la sua patologia.
 L’individuo è un fatto dell’esistenza nella misura in cui entra in  relazioni vive  con altri individui.  Il fenomeno vitale che singolarizza l’umanità è quello che, oltre alla sollecitudine, l’affetto o disposizione a proteggere che unisce gli esseri umani, succede  qualche cosa  fra due persone che non succede in nessun’altra manifestazione della natura umana.  Qualche cosa succede  fra due esseri che oltrepassa l’individualità chiusa di ognuno e li apre mutuamente nella solidarietà di un mondo dove sparisce il  tu  e si identifica allora la realtà essenziale del nostro  io.
 Vivere è essere fuori di sé, è essere un altro, a rigore solo la  relazione  è, ogni essere è un essere in relazione.  L’io dell’essere umano si trova sommerso precisamente in quello che lui non è, nel puro  altro, che è la sua circostanza.
 Dobbiamo sperimentare in noi che esiste una partecipazione, che dobbiamo farla attiva fin tanto abbiamo coscienza del nostro vero essere.  Fin tanto non si arrivi a questo, non si può pretendere che l’essere umano guarisca radicalmente e sparisca in lui l’odio e l’egoismo che costituiscono la sua vera malattia.  Solo l’amore, che coinvolge la coscienza del suo io nella relazione con il  tu  e il  noi, nell’unità di Dio, è come l’uomo guarisce, realizzandosi spiritualmente.
 Per tutto questo, quello che dà un senso reale al lavoro del medico omeopata è quello che lui fa nell’esercizio della sua professione, quello che c’è in lui di personale, di autentico come essere umano che trascende da quello puramente professionale».
E’ impossibile dire altro su Tomás Pablo Paschero.  Egli ha studiato, insegnato e lavorato  IMITANDO  il Maestro.
Se, leggendo questi insegnamenti … riuscirete a vedere voi stessi … sani o malati … e  medici, allora fate parte dei  Medici del Futuro oggi … il futuro dell’altra faccia della medicina – «LA RIVOLUZIONE IN MEDICINA».
Dott.ssa A. Alma Rodriguez
Presidente della LUIMO

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